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79 risultati trovati con una ricerca vuota

  • BNP Paribas REIM: nel sanitario bisogna guardare oltre il long-term care

    Al di là dell’invecchiamento della popolazione, le performance degli investimenti nel comparto healthcare sono fortemente dipendenti dai fondamentali del settore, dalla capacità degli operatori di gestire la profittabilità degli asset e dalle decisioni di investimento nell’immobiliare tout court   L’equilibrio tra domanda e offerta è essenziale per le performance del segmento LTC   Il sanitario (o healthcare) è un sottomercato dell’immobiliare che in Europa si è affermato come una classe di attività a pieno titolo negli ultimi 15 anni, mostrando come le sue performance fossero fortemente legate alla profittabilità degli operatori.   Gli investitori tendono a puntare soprattutto sul segmento detto “long-term care” (LTC), contando che la domanda per questo tipo di asset aumenterà con l’invecchiamento progressivo della popolazione del Vecchio Continente, mentre, per chi gestisce questi asset, l’aspetto più importante sembra essere l’equilibrio tra domanda e offerta. Per capirlo, basta osservare il grafico sottostante.   Questo grafico mette in relazione due variabili molto importanti per il business dell’LTC: la disponibilità di posti letto per persone over 65 – che è una buona approssimazione del rapporto tra domanda e offerta in un determinato mercato – e il tasso operativo lordo, che riflette la profittabilità degli operatori.   Da questa analisi emerge come le nazioni del Sud e del centro-oriente europei, dove la disponibilità di posti letto è minore in percentuale, vantino un tasso operativo più alto rispetto agli omologhi del Nord o dell’Ovest. L’equilibrio tra domanda e offerta favorisce quindi un maggiore tasso di occupazione delle strutture e, in ultima analisi, una migliore performance degli operatori. Questo è fondamentale per definire le allocazioni nell'ambito delle strategie sanitarie europee, poiché i mercati con un migliore equilibrio tra domanda e offerta potrebbero essere preferibili.   Tuttavia, va ricordato che i margini degli operatori del ramo LTC sono generalmente contenuti. Ciò significa che la loro abilità di gestire un’attività in modo particolarmente efficiente nei costi è essenziale. Dal punto di vista degli investitori, quindi, una volta selezionato il mercato con le linee guida descritte sopra, è importantissimo prestare molta attenzione anche a queste figure, selezionando solamente quelle che presentano dei KPI operativi solidi.   La crescita del segmento delle permanenze brevi   Finora si è discusso del segmento della cura nel lungo periodo anche perché fino al 2020 è stato quello maggiormente preso in considerazione dagli investitori. Tuttavia, negli ultimi anni si è osservato come questi ultimi abbiano iniziato a guardare anche a strutture create per cure di breve o di medio termine, come cliniche generali o specialistiche per le cure sia somatiche sia psicologiche. Ciò ha fatto sì che l’healthcare potesse offrire una gamma di soluzioni molto più ampia. Per dare un’idea, le cliniche per soggiorni di medio termine hanno rappresentato circa il 40% delle transazioni in healthcare europee tra il 2020 e oggi.   Questo è importante, dato che la relazione che intercorre tra disponibilità di posti letto e tasso operativo per le attività ospedaliere (che sono l’esempio classico di strutture dove si forniscono cure per un periodo di tempo più contenuto) è leggermente diversa da quella descritta per l’LTC. In primo luogo, il secondo dei parametri è generalmente più alto in questo tipo di strutture e questa dovrebbe essere già una buona ragione affinché un asset manager vi destini parte delle risorse. In secondo luogo, in questo segmento le dotazioni sono più equamente distribuite tra mercati e lo stesso vale per il tasso di ricorso alle strutture.   Le strutture di degenza breve e media possono offrire un'ampia gamma di servizi che non richiedono necessariamente il pernottamento; pertanto, i prezzi dei letti e delle attrezzature potrebbero non essere il miglior indicatore di domanda/offerta. Gli investitori dovrebbero quindi valutare altri parametri in base allo specifico caso di investimento. Inoltre, le strutture di assistenza LTC sono per lo più di proprietà privata, mentre gli ospedali sono per lo più pubblici. Il panorama competitivo è diverso e la domanda di ospedali privati ​​è fortemente influenzata dalla capacità di spesa locale.   La crescente maturità dell’healthcare   La graduale crescita del settore immobiliare sanitario continua, nonostante il rallentamento generale del mercato degli ultimi anni ed è probabile che gli investimenti in healthcare raggiungano il volume più alto di sempre nel 2025. Questo lo rende un unicum nel real estate, poiché i volumi di investimento per gli altri settori sono ben al di sotto dei livelli di picco. Ciò è dovuto all'istituzionalizzazione del settore, che si sta gradualmente spostando verso la proprietà degli investitori.   Ciò sta aumentando le dimensioni del mercato e la possibilità per gli investitori stessi di prendere decisioni ponderate, basate sui mercati e sulle tendenze del segmento. Nell’LTC, l'Europa meridionale potrebbe rappresentare un buon modo per diversificare rispetto ai più grandi mercati europei di Germania e Francia, grazie al favorevole equilibrio tra domanda e offerta; inoltre, investire nel settore dei soggiorni di breve e media durata potrebbe fornire un ulteriore livello di diversificazione, poiché il segmento risponde a una serie più diversificata di indicatori macroeconomici.

  • BC Partners sigla accordo per l’acquisizione della maggioranza di Fortidia in un’operazione da ~€800 milioni

    La società internazionale di investimento BC Partners  ha sottoscritto un accordo definitivo per l’acquisizione di una quota di maggioranza nel gruppo Fortidia , piattaforma globale di servizi di spedizione, logistica, fulfillment, marketing ed e-commerce, dalla famiglia fondatrice Fiorelli  e da fondi gestiti da Oaktree Capital Management . Secondo indiscrezioni di mercato, l’operazione valuterebbe Fortidia circa 800 milioni di euro  e rappresenterebbe uno dei primi investimenti del nuovo fondo BC Partners Fund XII . Il closing dell’operazione è subordinato alle consuete approvazioni di natura regolamentare. Il presidente e amministratore delegato di Fortidia, Paolo Fiorelli , manterrà una partecipazione significativa  nella società e continuerà a ricoprire il suo attuale ruolo, lavorando in collaborazione con BC Partners per accelerare la prossima fase di crescita del gruppo , con un focus sull’espansione internazionale, sul rafforzamento della piattaforma di servizi integrati e su ulteriori acquisizioni strategiche. Fortidia, già nota come MBE Worldwide  e ridenominata nel 2024, è una realtà con sede a Milano  che opera a livello globale attraverso una rete di marchi e franchisee, offrendo soluzioni integrate di spedizione, logistica, stampa e marketing a supporto delle piccole e medie imprese. Negli ultimi anni il gruppo ha registrato una crescita significativa, sia organica sia per linee esterne, consolidando la propria presenza in Europa, Stati Uniti e altri mercati internazionali. Il modello di business, basato su servizi ricorrenti e su una piattaforma scalabile, è considerato particolarmente resiliente in un contesto macroeconomico incerto. Latham & Watkins  ha assistito BC Partners con un team guidato da Stefano Sciolla , composto da Andrea Stincardini, Guido Hassan, Filippo Bernasconi, Lucrezia Villa, Matteo Crespi, Lorenzo Scola ed Elena Zaffaroni  per i profili corporate. Lo studio ha inoltre prestato assistenza per i profili finance  con un team formato da Nicola Dall’Acqua e Giovanni Molteni , per i profili regolamentari  con un team guidato da Cesare Milani  con Edoardo Cassinelli, Daniele Isidoro ed Elisabetta Piazza , e per i profili antitrust  con Lorenzo Sacco e Ilaria Tucci . Facchini Rossi Michelutti  ha affiancato BC Partners sui profili fiscali , con un team guidato dai partner Luca Rossi  e Marina Ampolilla , supportati dai senior associate Armando Tardini  e Michele Babele . L’operazione si inserisce in un contesto di forte attività nel settore del private equity europeo , dove gli investitori finanziari continuano a privilegiare piattaforme di servizi con posizionamenti di mercato consolidati, flussi di ricavi ricorrenti e significative opportunità di crescita internazionale.

  • Investire SGR (Banca Finnat) acquisisce Natissa SGR da Bain Capital

    Milano, 16 dicembre 2025  — Investire SGR, società di gestione del risparmio appartenente al Gruppo Banca Finnat , ha completato l’acquisizione del 100% di Natissa SGR  da Bain Capital , in un’operazione che segna un importante passo strategico nella crescita e diversificazione delle attività della sgr nel mercato immobiliare italiano. L’accordo prevede l’acquisto dell’intero capitale sociale di Natissa SGR, società fondata da Bain Capital con l’obiettivo di investire nei mercati immobiliari italiani. La cessione comprende anche la gestione di cinque fondi immobiliari , principalmente focalizzati su progetti residenziali, con un portafoglio complessivo di circa 700 unità abitative in fase di sviluppo . Tra i principali asset trasferiti figura il Fondo Bistrot , che include: Un progetto di rigenerazione urbana nell’area Ex Trotto di Milano , con la prevista realizzazione di circa 600 unità abitative . Il complesso residenziale Bistolfi 31 a Lambrate , dove sono in corso i lavori per completare 172 unità residenziali . L’acquisizione di Natissa SGR rappresenta per Investire SGR un passaggio strategico di rilievo nel proprio percorso di crescita. L’operazione consente infatti alla società del Gruppo Banca Finnat di r afforzare ulteriormente il proprio posizionamento nel segmento del living , ambito che comprende gli investimenti residenziali e i progetti di rigenerazione urbana, oggi al centro dell’interesse degli investitori istituzionali. Allo stesso tempo, l’integrazione degli asset e dei fondi precedentemente gestiti da Natissa permette a Investire SGR di incrementare il patrimonio in gestione, ampliando la propria piattaforma operativa e la massa critica dei veicoli immobiliari. Un ulteriore elemento strategico riguarda l’ingresso e il r afforzamento nel mercato dei crediti deteriorati (NPL), settore nel quale Natissa ha maturato competenze e track record specifici. Grazie a questa acquisizione, Investire SGR potrà quindi estendere la propria operatività anche in ambiti a maggiore complessità, ma potenzialmente ad alto valore aggiunto. In parallelo, la società punta a consolidare le relazioni con investitori istituzionali internazionali. Tra questi figura la stessa Bain Capital, che, pur uscendo dal capitale di Natissa SGR, continuerà a mantenere un rapporto diretto con Investire SGR in qualità di quotista dei fondi, confermando la solidità della partnership e la continuità industriale dei progetti in corso. L’operazione ha visto il coinvolgimento di primari studi legali internazionali. Investire SGR è stata assistita da Pedersoli Gattai per tutti gli aspetti corporate, regolamentari e contrattuali dell’acquisizione, mentre Bain Capital si è avvalsa del supporto legale di Linklaters , oltre al contributo di advisor specializzati per le diverse fasi dell’operazione. Commentando l’operazione, Alessandro Polenta, nuovo CEO di Natissa SGR e Managing Director di Investire SGR, ha sottolineato come l’acquisizione rappresenti un passaggio strategico per rafforzare la presenza nel segmento residenziale e sostenere lo sviluppo di nuove soluzioni abitative e di progetti di rigenerazione urbana sul territorio italiano. Sulla stessa linea Michele Beolchini, Head of Product Development & Fundraising di Investire SGR , che ha evidenziato come l’operazione confermi la strategia di crescita per linee esterne della società, attraverso l’integrazione di nuovi asset e di ulteriori opportunità di investimento all’interno della piattaforma gestionale. L’acquisizione di Natissa SGR da parte di Investire SGR si inserisce in un contesto più ampio di evoluzione del mercato immobiliare italiano. Negli ultimi anni, operatori specializzati stanno infatti accelerando il proprio posizionamento nel comparto residenziale e living , sostenuti da una domanda strutturalmente in crescita e da un rinnovato interesse verso progetti di riqualificazione urbana. Parallelamente, aumenta l’attenzione verso i portafogli di crediti deteriorati e gli asset immobiliari distressed , considerati sempre più strategici per intercettare opportunità di rendimento in uno scenario di mercato competitivo e in continua trasformazione.

  • Il Capital Markets visto da una Power Boutique Europea

    Oliverio&Partners è una power boutique legale europea riconosciuta e ascoltata sia in Unione Europea sia negli Stati Uniti, opera su operazioni complesse cross-border e un forte focus in  Energy & Digital Infrastructures  e, più in generale, nel  Private Equity .La firma opera tipicamente al fianco di diversi investitori industriali o istituzionali, fondi infrastrutturali, private equity e grandi corporate su M&A, joint venture, strutture di capital markets e piattaforme industriali scalabili. In questa intervista, l’Avv.  Vincenzo Oliverio , Global Head of M&A and Capital Markets dello Studio, racconta la loro view sul Capital Markets, quali sono le  asset class del momento  e dove si sta spostando il capitale nel medio-lungo termine, con particolare attenzione a  BESS stand-alone ,  data center  e  idrogeno . Quali sono oggi le asset class più interessanti in ambito Energy & Digital Infrastructures, e quali lo saranno tra 5–10 anni? Oggi il mercato sta premiando tre cluster principali: Infrastrutture energetiche “abilitanti”: BESS utility-scale , sia stand-alone sia co-locati con rinnovabili. Grid reinforcement e interconnector , perché senza rete non si chiude nessun business plan di rinnovabili o data center. Soluzioni di  flessibilità (peaking plants efficienti, demand response industriale). Il mercato dei sistemi di accumulo sta crescendo con tassi annui a doppia cifra e, secondo diverse analisi, potrebbe  più che raddoppiare  in valore entro il 2030, trainato da rinnovabili e sicurezza di sistema. Infrastrutture digitali: Hyperscale data centers e, sempre più, nodi “AI-ready”. Edge data centers , dove la latenza è critica. Fibre, towers e small cells , che restano asset core per molti fondi infrastrutturali. I data center sono il vero game changer: la domanda elettrica dei data center è attesa  quasi raddoppiare entro il 2030 , spinta dall’AI e dal cloud, con un impatto strutturale sui sistemi elettrici. Private equity / infra funds “platform driven”: non il singolo asset, ma piattaforme che aggregano progetti in pipeline (BESS, data center, hydrogen-ready pipelines, ecc.) e li portano insieme a scala industriale, con un chiaro equity story per l’exit. Nel medio-lungo termine le asset class non cambiano chissà quanto nei nomi, ma cambiano nel  profilo di rischio : più exposure alla fase di sviluppo, più merchant exposure, più tecnologia. Il capitale va dove c’è  scarcity di asset  e dove si possono ancora generare  multipli di uscita , non solo cedole. Perché i BESS stand-alone sono diventati così appetibili per gli investitori istituzionali? I BESS stand-alone sono, di fatto, l’ infrastruttura abilitante  della transizione energetica: Permettono di  time-shiftare l’energia rinnovabile, spostandola dalle ore negative/low price alle ore ad alto prezzo. Offrono una  revenue stack diversificata : arbitraggio, servizi di bilanciamento, riserva, capacità, talvolta servizi di rete locali. Sono modulabili: si parte con un progetto da qualche decina di MWh e si scala in piattaforma. Le previsioni parlano di una crescita del mercato BESS con  CAGR nell’ordine del 15–20% fino al 2030 , con volumi globali che raddoppiano o più in pochi anni. Per un investitore istituzionale questo significa: Asset class nuova ma non più “esotica” : sta uscendo dalla fase puramente sperimentale. Ritorni interessanti rispetto alle rinnovabili mature (fotovoltaico ed eolico fully contracted), che spesso hanno già visto una compressione degli yield. Capacità di de-correlare parte dei ricavi, se ben strutturata la revenue stack. Qual è il “matching” ideale tra BESS stand-alone e i futuri data center? Qui c’è la parte più interessante. I data center, soprattutto quelli AI-intensive, hanno tre problemi strutturali: Carico crescente e molto concentrato su certe aree. Esigenza di power availability e qualità del servizio praticamente al 100%. Pressione fortissima su  decarbonizzazione e credibilità ESG . Allo stesso tempo, sappiamo che la domanda elettrica dei data center è destinata a  più che raddoppiare entro il 2030 , con un contributo dominante alla crescita dei consumi nei Paesi avanzati. Qui entra il BESS stand-alone come “partner naturale”: Co-location o vicino alla stessa sottostazione del data center, per: Peak shaving, Backup e resilienza, Firming dei PPA rinnovabili sottostanti. Strutture di  offtake contrattuale innovative: Contratti “hybrid” tra data center operator e veicolo BESS (capacity, availability, resilience services). Strutture in cui il data center paga per avere un  profilo di energia “modellato” esattamente sul suo load . Dal punto di vista legale e di Capital Markets, questo significa: Nuove  configurazioni SPV (data center + BESS / BESS separato ma contrattualmente agganciato). Project finance che considerano il data center come quasi una “ancillary infrastructure” rispetto al sito, o viceversa, a seconda di chi è il driver del valore. Possibilità di strutturare  green bonds o sustainability-linked bonds direttamente agganciati alle performance di decarbonizzazione del cluster data center + BESS. Il messaggio è semplice: chi oggi progetta data center senza ragionare seriamente su BESS (e più in generale storage) come componente strutturale del sito, rischia di essere fuori mercato in pochi anni. L’idrogeno è spesso nominato come asset class del futuro. È già investibile? E come si incrocia con i data center? L’idrogeno oggi è un paradosso:  enorme narrativa, deal veri selettivi . Da un lato, le proiezioni di investimento sono impressionanti: a livello globale si parla di decine e decine di miliardi l’anno di investimenti potenziali in idrogeno entro il 2030. In Europa esiste un pipeline importante di progetti di elettrolisi, ma siamo ancora sotto gli obiettivi di produzione fissati dalle strategie comunitarie per il 2030. Dall’altro lato: I costi rimangono alti. Gli offtake agreements sono difficili: l’industria è spesso restia a firmare contratti lunghi a prezzi premium. La regolazione è in evoluzione continua (definizioni di “green” e “low-carbon”, incentivi, standard di certificazione). Quindi, è investibile?  Sì, ma non per tutti.  Oggi è un terreno soprattutto per: Piattaforme industriali integrate (energia + idrogeno + cliente finale). Fondazioni / Stati / corporate strategiche che ragionano a 15–20 anni. Alcuni fondi infra/PE con mandato “transition” e tolleranza al rischio di policy e tecnologia. Il  matching con i futuri data center  avviene su due assi: Power backup e flessibilità : soluzioni fuel cell alimentate a idrogeno (o e-fuels) possono diventare alternative ai tradizionali generatori diesel di backup, con un profilo molto più ESG-compliant. Cluster industriali ibridi : Data center + elettrolizzatori + rinnovabili nello stesso hub. L’eccesso di potenza rinnovabile non assorbito dal data center in certe fasce orarie può diventare input per l’elettrolisi. In prospettiva, è plausibile avere  contratti tripartiti tra rinnovabile, elettrolisi e data center che si scambiano flessibilità e profili di carico. Non è una storia per domani mattina, ma è chiaramente una delle direzioni in cui il mercato sta andando. Come sta cambiando l’approccio del Private Equity verso Energy & Digital Infrastructures? Fino a qualche anno fa il paradigma era:  core infra low-risk, ritorni moderati . Oggi il capitale è costretto ad andare più avanti nella curva del rischio per trovare rendimenti interessanti. Quattro tendenze chiare: Platform deals, non asset singoli: chi compra un singolo parco eolico fully contracted, oggi, compra rendimento quasi obbligazionario. Chi compra una piattaforma con pipeline di BESS, data center sites, hydrogen-ready assets, compra opzionalità. Più sviluppo, meno “ready-to-build comodo”: i fondi stanno accettando una certa quota di rischio autorizzativo e di sviluppo, soprattutto se supportata da partner industriali seri. Maggiore ibridazione infra/PE: molte operazioni su data center e piattaforme BESS hanno una componente forte di  buy-and-build , M&A seriale, add-on, che sono tipiche del private equity. Private credit e soluzioni ibride di capitale: non solo equity pura, ma  mezzanine, preferred equity, structured equity , soprattutto per colmare i gap tra risk appetite delle banche e ambizione degli sponsor. Per una boutique come la nostra, questo significa lavorare su strutture dove M&A, project finance e capital markets vivono insieme nello stesso deal. Guardando al Capital Markets, quali strumenti vede più rilevanti per finanziare queste asset class nei prossimi anni? Se togliamo il “rumore” di mercato, il quadro è abbastanza chiaro: Equity e quasi-equity di lungo periodo , tramite: Fondi infrastrutturali e PE specializzati. Veicoli quotati o semi-quotati (in alcuni mercati). Debito strutturato : Project finance tradizionale per rinnovabili + BESS. Project bonds e  green bonds  per i cluster più maturi (es. piattaforme data center con contratti di lungo termine). Strutture  sustainability-linked legate a metriche chiare (emissioni evitate, % di energia rinnovabile, ecc.). Private credit per colmare: Gap di velocità (i mercati pubblici sono spesso più lenti). Gap di rischio (esposizione merchant, tecnologia). Lo strumento, però, conta meno del  disegno complessivo : un data center AI-ready con BESS stand-alone e contratti di fornitura rinnovabile strutturati male non diventa bancabile solo perché lo finanziamo con green bond. Serve coerenza industriale, contrattuale e finanziaria. Cosa deve aspettarsi un investitore che entra oggi su BESS, data center e idrogeno? Deve essere lucido su tre cose: Non è più un mercato “vuoto”: sul BESS e sui data center l’affollamento è già reale, soprattutto in alcune giurisdizioni. Gli yield tenderanno a comprimersi sugli asset migliori. La regolazione farà vincitori e vinti: chi non anticipa i trend regolatori su grid charges, servizi di flessibilità, standard ESG, rischia di trovarsi con asset “locked”. Il valore sta nell’integrazione: data center + BESS + rinnovabili + (domani) idrogeno non sono quattro storie separate, sono un’unica storia di  sistema elettrico più complesso e digitale . Qual è la prossima frontiera su cui state lavorando come Oliverio&Partners? Due frontiere, molto concrete: Cluster integrati “AI + Energy”: progetti in cui data center, storage, rinnovabili e – in alcuni casi – future soluzioni a idrogeno sono pensati fin dall’inizio come un unico ecosistema, con strutture di M&A e capital markets costruite su misura. Standardizzazione contrattuale e finanziaria: il mercato ha bisogno di  template più maturi per PPA “AI-driven”, contratti BESS–data center, strutture di platform financing ripetibili. Chi riesce a industrializzare questi standard abbassa tempi e costi di transazione per tutti.

  • Assolombarda e Radical Partners: un’alleanza strategica per le piccole imprese innovative. Al centro lo sviluppo del venture capital e il modello di investimento tramite fondo di fondi

    Milano, 15 dicembre 2025 - Il presidente di Assolombarda, Alvise Biffi , e il managing director di Radical Partners, Salvo Mizzi , hanno firmato, a Palazzo Gio Ponti, un protocollo d’intesa finalizzato ad avviare un’alleanza strategica per sostenere lo sviluppo del venture capital e, in particolar modo, il modello di investimento tramite fondo di fondi . L’accordo rientra nell’impegno dell’Associazione teso a sostenere lo sviluppo delle piccole imprese innovative con il duplice obiettivo di innescare un circuito virtuoso di crescita attraverso l’iniezione di capitale e di indirizzare la governance degli investimenti verso settori strategici per l’industria del “quadrilatero” produttivo costituito da Milano, Monza e Brianza, Lodi e Pavia. “ La promozione di un ecosistema dei capitali, capace di accelerare la crescita dell’imprenditorialità innovativa, rappresenta una priorità assoluta per Assolombarda: l’Associazione, in quest’ottica, è impegnata a studiare, ormai da anni, strumenti di open innovation e corporate venture capital, oltre che a realizzare occasioni di confronto tra imprese, investitori e istituzioni. Il venture capital, del resto, costituisce un asset fondamentale per sostenere la crescita delle imprese. L’obiettivo è quello di favorire l’attrazione di capitali e la creazione di opportunità professionali qualificanti attraverso un ‘patto intergenerazionale’ capace di mobilitare il grande risparmio privato presente nel nostro Paese per farlo fluire verso l'economia reale. Un approccio utile per valorizzare il talento e la crescita della nostra impresa ”, ha dichiarato il presidente Alvise Biffi . La sinergia mira, dunque, a dischiudere le enormi potenzialità del territorio, a partire delle start-up innovative e a beneficio dell’intero tessuto produttivo. Secondo il report “ L’impatto occupazionale delle startup innovative italiane ”, curato dal Centro studi di Assolombarda, fino al 2024, tali imprese hanno generato, complessivamente, 68.526 nuovi posti di lavoro in tutta Italia. Oltre la metà degli occupati lavora, inoltre, in servizi e manifattura high-tech e rappresenta il 4% della forza lavoro in un settore ritenuto cruciale per innovazione e produttività. Dal punto di vista dei risultati economici, il fatturato totale stimato per il 2024 è di 14,5 miliardi di euro , in crescita rispetto ai 13,4 miliardi del 2023, mentre il valore aggiunto raggiunge i 3,7 miliardi di euro (3,3 nel 2023). Solo lo scorso anno, infine, la filiera dell’innovazione italiana ha mobilitato risorse per un valore complessivo di 6,95 miliardi di euro che, sommate a quelle degli anni precedenti, portano ad un consolidato di 47 miliardi, dal 2012. Un dato che comprende 9,2 miliardi di investimenti di venture capital, 3,75 miliardi dedicati all’Open Innovation, 6,9 miliardi di prestiti garantiti dal Fondo di Garanzia e 27,1 miliardi di euro di fatturato generato dalle realtà coinvolte. Trend significativi che richiedono un ulteriore stimolo per sollecitare lo scale-up delle piccole imprese innovative. “ Radical Partners, attraverso Radical Fund of Funds, il primo fondo di fondi di venture capital totalmente privato e indipendente, intende supportare una nuova generazione di investitori e imprenditori impegnati nel comparto dell’innovazione, con un approccio sostenibile e trasformativo. La filiera dell’innovazione, d’altra parte, è oggi uno dei motori più solidi della crescita italiana, non soltanto per la capacità di generare nuove idee, ma anche perché produce lavoro qualificato, nuove competenze e valore per tutto il sistema produttivo. Un tema rilevante anche per gli investitori istituzionali: investire capitali per la crescita, in modo paziente e sostenibile. Occorre alla fine un cambio di paradigma: l’Italia è un Paese ricco di risparmio, eppure ancora poco di quel capitale viene destinato all’economia reale e, in particolare, a un asset decisivo come l’innovazione ”, ha commentato Salvo Mizzi . Con il protocollo, Assolombarda e Radical Partners intendono, dunque, potenziare la filiera italiana del venture capital per diffondere la cultura degli investimenti in capitale di rischio e offrire alle imprese e agli investitori istituzionali le condizioni per effettuare il miglior bilanciamento possibile verso opportunità e vantaggi . Un equilibrio che può essere raggiunto proprio attraverso il modello del fondo di fondi. “ Per stimolare davvero l’innovazione servono maggiori risorse, pubbliche ma anche private, e servono anche strumenti che le mettano in moto: in Italia gli investimenti in Private Equity e Venture Capital sono ancora poco diffusi e quantitativamente ridotti, appena lo 0,4% del PIL nel 2024, contro una incidenza in Francia dello 0,9%. Una mancanza di investimenti che, ovviamente, si traduce nella difficoltà a generare startup veramente scalabili, finanche unicorni, e a far crescere le nostre piccole imprese innovative, anche su dimensione internazionale. La chiave è l’effetto leva tra investimento privato e pubblico; quest’ultimo negli ultimi cinque anni in Francia ha mobilitato risorse pari a quasi 13 miliardi di euro, mentre nel nostro Paese nello stesso quinquennio abbiamo a malapena superato i 2 miliardi ”, ha concluso Biffi.

  • Quant>ICO verso il primo investimento strategico: in vista l’acquisizione di Spada Partners

    Quant>ICO è pronta a compiere il suo primo passo operativo sul mercato. La piattaforma di investimento specializzata in club deal, lanciata da un team con una lunga esperienza nel private capital e nella consulenza finanziaria, è infatti entrata in una fase avanzata di negoziazione per l’ingresso nel capitale di Spada Partners , realtà di primo piano nel settore della consulenza fiscale e societaria. L’operazione, se finalizzata, consentirebbe a Quant>ICO di acquisire il controllo della società , segnando l’avvio concreto della strategia di investimento annunciata al momento del lancio. Spada Partners rappresenta un target in linea con il posizionamento della piattaforma: uno studio con una forte identità imprenditoriale, una clientela consolidata e competenze ad alto valore aggiunto in ambito M&A, fiscalità e operazioni straordinarie. Fondata e guidata da Roberto Spada , la struttura ha costruito negli anni un modello di crescita basato su professionalità altamente specializzate e su un’organizzazione articolata, capace di servire sia imprenditori sia gruppi strutturati. La recente evoluzione verso la forma di società tra professionisti  si inserisce in un percorso di maggiore apertura a operazioni di natura industriale e finanziaria. Per Quant>ICO,  la piattaforma di investimento in club deal fondata dal ceo Antonio Da Ros, dal presidente Paolo Langè e da Angelo Busani, l ’ingresso in Spada Partners non sarebbe solo un investimento finanziario, ma il primo tassello di un progetto più ampio di aggregazione nel settore dei servizi professionali , un comparto ancora frammentato ma caratterizzato da elevata resilienza e da flussi di ricavi ricorrenti. La logica dell’operazione prevede il mantenimento di un ruolo centrale dei partner operativi, chiamati a reinvestire nel progetto e a garantire continuità gestionale. L’iniziativa si colloca all’interno di un piano di sviluppo che punta a mobilitare risorse significative nei prossimi anni, coinvolgendo investitori istituzionali, family office e imprenditori interessati a partecipare a operazioni selettive nel mid-market italiano. In questo contesto, la collaborazione con primari partner bancari rafforza la capacità di origination e strutturazione dei deal. Se portata a termine, l’acquisizione di Spada Partners rappresenterebbe dunque un segnale chiaro delle ambizioni di Quant>ICO : costruire piattaforme solide partendo da eccellenze professionali, valorizzandone il capitale umano e accelerandone il percorso di crescita attraverso una visione industriale di lungo periodo.

  • Missione imprenditoriale a Riad: nuove opportunità per le imprese italiane nel mercato saudita

    Una missione imprenditoriale a Riad apre nuove prospettive di collaborazione per le imprese italiane interessate a operare in uno dei mercati più dinamici e in rapida trasformazione del Medio Oriente. L’iniziativa, organizzata dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale insieme a ICE Agenzia, si inserisce nel nuovo quadro di partenariato strategico definito tra Italia e Arabia Saudita. L’obiettivo della missione è chiaro: esplorare progetti e partnership industriali e cogliere le significative opportunità generate dalla Saudi Vision 2030, il vasto piano di riforme con cui il Regno sta ridisegnando la propria economia. Il programma punta a ridurre la dipendenza dalle rendite degli idrocarburi, favorendo lo sviluppo di settori ad alto valore aggiunto come i servizi, l’industria manifatturiera non petrolifera, le infrastrutture, l’energia, la tecnologia e il turismo. In questo contesto di profonda trasformazione, l’Italia può giocare un ruolo di primo piano. Il sistema manifatturiero italiano, riconosciuto a livello internazionale per qualità, innovazione e flessibilità, è pronto a contribuire con competenze, tecnologie e soluzioni avanzate. Un contributo che si estende anche alle grandi iniziative internazionali che vedranno protagonista l’Arabia Saudita nei prossimi anni, come Expo Riad 2030 e i Mondiali FIFA 2034, eventi che richiederanno investimenti massicci in infrastrutture, costruzioni, servizi e design. I numeri dell’attuale rapporto commerciale tra i due Paesi confermano il forte potenziale della partnership. Nel 2024 le esportazioni italiane verso l’Arabia Saudita hanno raggiunto il valore record di 6,2 miliardi di euro, registrando una crescita del 27,9% rispetto al 2023. L’interscambio complessivo si è attestato a 10,3 miliardi di euro, mentre il potenziale di export aggiuntivo per le imprese italiane è stimato in 1,2 miliardi di euro. Non a caso, l’Arabia Saudita è uno dei Paesi target del Piano d’Azione per l’Export Italiano nei mercati extra-UE ad alto potenziale, che mira a sostenere la competitività delle imprese italiane e ad accompagnarle nei processi di internazionalizzazione. La missione imprenditoriale a Riad rappresenta quindi un’occasione concreta per rafforzare la presenza italiana nel Regno, avviare nuove collaborazioni industriali e posizionarsi strategicamente in un mercato in forte crescita, destinato a svolgere un ruolo sempre più centrale nello scenario economico globale.

  • Riforma del TUF, ma Tobin Tax e Pex mettono a rischio l’attrattività del mercato dei capitali

    Nel pieno del percorso di riforma del Testo Unico della Finanza, con cui Governo e Parlamento dichiarano di voler rafforzare l’attrattività del mercato dei capitali italiano, gli emendamenti alla manovra finiscono per produrre effetti che vanno nella direzione opposta. Da un lato viene rivista la disciplina sulla tassazione dei dividendi e sulle plusvalenze, dall’altro si introduce un raddoppio della Tobin Tax. Due interventi che stanno generando forte preoccupazione negli ambienti finanziari perché rischiano di penalizzare ulteriormente un mercato già fragile. Sul fronte della tassazione dei dividendi incassati dalle società partecipanti, la stretta inizialmente ipotizzata viene in parte attenuata. La riformulazione restringe l’accesso al regime di esclusione dalla doppia imposizione, prevedendo che possano beneficiarne soltanto le partecipazioni detenute direttamente o indirettamente, tramite società controllate, superiori al 5% oppure di valore superiore a 500 mila euro. La novità rilevante rispetto alla versione originaria è che queste soglie vengono estese anche al trattamento delle plusvalenze e non soltanto ai dividendi. Inoltre, viene chiarito che le nuove regole sul capital gain si applicheranno esclusivamente alle partecipazioni acquisite a partire dal 1° gennaio 2026, lasciando quindi inalterato il trattamento delle partecipazioni già presenti nei portafogli delle holding. Secondo Simone Strocchi, fondatore e presidente di Electa Ventures e IPO Club , un intervento sulla Participation Exemption era ormai atteso e l’introduzione della soglia del 5% o dei 500 mila euro rappresenta un elemento di mitigazione, così come la salvaguardia delle partecipazioni già detenute, che evita vendite forzate nel breve periodo. Tuttavia, nel complesso, la misura non favorisce lo sviluppo del mercato dei capitali. In una fase in cui sarebbe invece necessario incentivare le holding familiari, molto diffuse in Italia e dotate di ingenti risorse, a investire stabilmente in Borsa, si rischia di allontanare capitali proprio dalle società più piccole. Queste ultime, caratterizzate da una liquidità ridotta, restano spesso fuori dal radar dei grandi fondi di investimento e avrebbero bisogno di azionisti di lungo periodo. Per questo, secondo Strocchi, sarebbe stato opportuno prevedere una piena salvaguardia della PEX e dell’esenzione dalla doppia tassazione dei dividendi almeno per le partecipazioni in società quotate con capitalizzazione inferiore al miliardo di euro. Il timore è che l’effetto della norma colpisca soprattutto le holding di dimensioni minori, inducendole a indirizzare i propri investimenti verso altri asset. Ciò finirebbe per indebolire ulteriormente il segmento delle piccole società quotate, trasformandolo sempre più in un terreno di opportunità per operazioni di take-over a prezzi contenuti, spesso da parte di capitali esteri, con il rischio di perdita di controllo nazionale su realtà industriali strategiche. Ancora più critico appare l’intervento sulla Tobin Tax. La riformulazione di uno degli emendamenti alla manovra prevede il raddoppio dell’imposta sulle transazioni finanziarie: l’aliquota passa dallo 0,1% allo 0,2% per le operazioni effettuate su mercati regolamentati e dallo 0,2% allo 0,4% per quelle effettuate fuori mercato. Anche l’aliquota sulle negoziazioni ad alta frequenza viene innalzata dallo 0,02% allo 0,04%. L’aumento è stato deciso per compensare la riduzione del gettito derivante dalla minore platea di società soggette all’inasprimento della tassazione sui dividendi per le partecipazioni inferiori al 5%. Secondo Alberto Franceschini Weiss, presidente di Ambromobiliare, il raddoppio della Tobin Tax rappresenta una scelta fortemente penalizzante per il Paese in una fase in cui vi è un forte bisogno di capitali per sostenere imprese e infrastrutture. Borsa Italiana è a tutti gli effetti un’infrastruttura strategica nazionale e aumentare i costi di accesso significa favorire lo spostamento delle aziende verso altri listini, con benefici per borse e intermediari esteri. A suo avviso, l’abolizione dell’imposta produrrebbe nel medio-lungo periodo un gettito superiore, oltre a rafforzare il sistema di raccolta dei capitali a servizio del tessuto industriale italiano. Un’analisi condotta da Ambromobiliare stima che l’introduzione della Tobin Tax abbia comportato, nel solo 2024, una perdita netta di gettito fiscale per lo Stato pari a circa 500 milioni di euro, anziché l’incremento inizialmente previsto. La causa principale sarebbe la contrazione dei volumi di scambio azionario, che ha ridotto i ricavi dell’industria del risparmio gestito e del suo indotto, con un impatto negativo sul gettito IRPEF e IRES. Fin dalla sua introduzione, infatti, il gettito effettivo dell’imposta è rimasto ben al di sotto delle stime originarie: a fronte di una previsione iniziale di circa un miliardo di euro annui, poi ridotta a 800 milioni, nel 2024 il gettito si è attestato intorno ai 546 milioni. Lo studio evidenzia una forte correlazione tra l’introduzione della Tobin Tax e la riduzione degli scambi azionari a Piazza Affari. Prima dell’imposta, i volumi superavano i mille miliardi di euro l’anno; successivamente, nonostante una forte crescita della capitalizzazione complessiva della Borsa di Milano, passata da 365 miliardi nel 2022 a oltre 810 miliardi nel 2024, i volumi hanno registrato un calo del 34% nel periodo 2012-2024. Una dinamica che non si osserva su altri listini esteri e che suggerisce uno spostamento degli investitori verso mercati stranieri o strumenti esenti, come gli ETF. Nello scenario controfattuale elaborato da Ambromobiliare, in assenza della Tobin Tax i volumi di scambio sarebbero cresciuti in linea con l’aumento della capitalizzazione di borsa e del patrimonio gestito. La mancata crescita avrebbe invece generato minori commissioni per l’industria dell’intermediazione finanziaria, minori ricavi per l’indotto e un consistente calo delle imposte dirette. Solo nel 2024, secondo le stime, le mancate commissioni di intermediazione ammonterebbero a oltre 1,58 miliardi di euro, mentre la perdita di gettito IRPEF e IRES sarebbe pari a circa 1,047 miliardi. Al netto dei 546 milioni effettivamente incassati con la Tobin Tax, la perdita fiscale complessiva si attesterebbe intorno ai 501 milioni. Oltre all’impatto sui conti pubblici, lo studio segnala anche un impoverimento strutturale del settore finanziario italiano, dovuto alla perdita di competenze e professionalità che seguono lo spostamento degli scambi e del business verso altri Paesi. Franceschini Weiss sottolinea come il numero di intermediari sia in costante diminuzione, con SIM che chiudono e SGR che vengono accorpate, e attribuisce questa dinamica alla scarsa attrattività di Piazza Affari, caratterizzata da volumi sempre più ridotti. In questo contesto, non sorprenderebbe la scelta di altre società di seguire l’esempio di Brembo, mantenendo la sede fiscale in Italia ma trasferendo la sede legale in Paesi come Olanda o Lussemburgo per sottrarsi all’applicazione della Tobin Tax.

  • Equixly chiude un round di investimento da 10 milioni di euro: Pavia e Ansaldo e BonelliErede gli advisor legali dell’operazione

    Verona, 12 dicembre 2025  – Equixly , startup deeptech italiana specializzata in cybersecurity  e in particolare nell’automazione del testing di sicurezza delle API tramite agenti di intelligenza artificiale, ha annunciato il closing di un round di investimento da 10 milioni di euro  guidato dal fondo 33N Ventures , venture capital europeo focalizzato su software per cybersecurity e infrastrutture digitali. Il capitale raccolto sosterrà i piani di crescita della società, tra cui l’espansione internazionale, l’ulteriore sviluppo della tecnologia proprietaria e il rafforzamento del team di ingegneria. Advisor legali dell’operazione Pavia e Ansaldo  ha assistito Equixly  nell’operazione con un team guidato dal partner Carlo Emanuele Rossi , affiancato dal senior associate Pietro Miazzi  e dall’associate Arianna Cortese . Gli aspetti relativi al golden power  inerenti all’investimento sono stati curati da un team composto dalla counsel Maria Rosaria Raspanti  e dal junior associate Pierpaolo Morgera Rapolla , coordinati dal partner Filippo Fioretti . 33N Ventures , lead investor del round, è stato assistito dallo studio BonelliErede , con il team venture capital guidato dalla partner Giulia Bianchi Frangipane  e composto dal managing associate Enrico Goitre  e dagli associate Gaia Mussi  e Alessandro Cicala . Gli aspetti notarili dell’operazione sono stati seguiti dal notaio Giovannella Condò  e dall’avvocato Giuliana Tonini  di Milano Notai .

  • Euronext Growth Milan REGOLAMENTO EMITTENTI

    L’Euronext Growth Milan è dedicato in via primaria agli strumenti finanziari azionari, non complessi. Il Regolamento Emittenti (il Regolamento) definisce le regole e le responsabilità per gli emittenti Euronext Growth Milan. I termini definiti sono evidenziati in grassetto e le relative definizioni sono raccolte nel Glossario. Borsa Italiana pubblica Disposizioni di attuazione su argomenti specifici che possono riguardare alcune categorie di emittenti Euronext Growth Milan. Tali Disposizioni di attuazione sono da considerarsi parte integrante del Regolamento. Gli emittenti Euronext Growth Milan devono osservare tutte le disposizioni legislative e regolamentari applicabili agli emittenti strumenti finanziari ammessi alle negoziazioni su un sistema multilaterale di negoziazione stabilite sia a livello nazionale che comunitario (ad esempio la normativa in materia di abusi di mercato prevista dal Regolamento (UE) 596/2014). Ove l’emittente Euronext Growth Milan abbia dubbi sull’interpretazione del Regolamento deve consultare il suo Euronext Growth Advisor. Le regole relative ai criteri di ammissione, alle responsabilità ed alla disciplina dei Euronext Growth Advisor sono individuate in un separato regolamento, il Regolamento Euronext Growth Advisors. Le procedure relative all’accertamento delle violazioni e all’impugnazione delle stesse sono contenute nel Manuale delle Procedure di Accertamento delle Violazioni e Impugnazioni. Le modalità di negoziazione degli strumenti finanziari Euronext Growth Milan sono contenute nel “Manuale delle negoziazioni Euronext Growth Milan”. Le regole per la partecipazione degli operatori all’Euronext Growth Milan sono contenute nel “Regolamento degli operatori”. Euronext Growth Milan è un sistema multilaterale di negoziazione dedicato primariamente alle piccole e medie imprese e alle società ad alto potenziale di crescita. Tenuto conto dei rischi associati all'investimento, l'accesso è raccomandato a soggetti con elevate conoscenze finanziarie ed esperienza. QUI IL LINK CON IL REGOLAMENTO COMPLETO: https://www.borsaitaliana.it/borsaitaliana/regolamenti/euronext-growth-milan/02-regolamentoemittenti-19052025-conev.pdf

  • Raccolta di oltre 2 milioni di euro con l’aumento di capitale per Smart Capital

    S mart Capital, holding di partecipazioni industriali di tipo permanent capital attiva negli investimenti di private equity e di private investments in public equity, ha comunicato i risultati dell’offerta in opzione delle nuove azioni ordinarie derivanti dall’aumento di capitale deliberato dal Cda l’11 novembre 2025. Nel periodo compreso tra il 24 novembre e la data odierna (12 dicembre) sono stati esercitati 7.559.247 diritti di opzione, che hanno portato alla sottoscrizione di 1.233.705 nuove azioni, pari a circa il 25,65% del totale offerto, per un controvalore complessivo di 2.035.613,25 euro. Restano non esercitati 21.908.370 diritti di opzione, che consentono la sottoscrizione di un massimo di 3.575.550 nuove azioni, equivalenti a circa il 74,35% dell’offerta complessiva, per un controvalore di 5.899.657,50 euro. Tali diritti saranno messi in vendita sul mercato Euronext Growth Milan, tramite Banca Akros , nelle sedute del 16 e 17 dicembre 2025, salvo eventuale chiusura anticipata in caso di collocamento integrale già nella prima giornata. Nella seduta del 16 dicembre sarà offerta la totalità dei diritti inoptati, mentre il 17 dicembre verranno proposti quelli eventualmente rimasti invenduti. I diritti non esercitati danno accesso alla sottoscrizione delle nuove azioni al prezzo di 1,65 euro ciascuna, con un rapporto di 55 nuove azioni per ogni 337 diritti acquistati. L’esercizio dei diritti ottenuti nell’ambito dell’offerta in Borsa e la conseguente sottoscrizione delle azioni dovranno avvenire tramite intermediari autorizzati aderenti a Monte Titoli entro il 17 dicembre 2025, qualora la vendita si concluda integralmente nella seduta del 16 dicembre, oppure entro il 18 dicembre 2025 se l’offerta si estenderà fino al 17 dicembre. Le nuove azioni sottoscritte saranno accreditate sui conti degli intermediari al termine della giornata contabile dell’ultimo giorno utile per l’esercizio dei diritti, con disponibilità immediata. Al termine dell’offerta in Borsa, il Cda si riserva la facoltà di collocare a terzi eventuali azioni residue entro il 30 aprile 2026. Nel corso del mese, Smart Capital ha inoltre ceduto il 100% del capitale di Midsea, società interamente controllata da Midolini Group, anch’esso partecipato dalla holding. L’acquirente è il fondo Equiter Infrastructure II, gestito da Equiter sgr, realtà specializzata in investimenti infrastrutturali nel segmento mid-market con focus principale sul mercato italiano.

  • Banca Generali: il general counsel Carmelo Reale guida nelle operazioni straordinarie

    Il 2025 è stato un anno particolarmente intenso per Banca Generali, scandito da due operazioni straordinarie che l’hanno posta al centro dell’attenzione dei mercati finanziari. Dopo aver completato l’ Opa su Intermonte , la private bank del Leone si è trovata, tra aprile e agosto, al centro dell’ Ops lanciata da Mediobanca : un’operazione complessa che si è poi arenata con la bocciatura da parte dell’assemblea estiva di Piazzetta Cuccia. Nonostante ciò, la società guidata da Gian Maria Mossa ha affrontato entrambe le situazioni con rigore e massima trasparenza, ottenendo la fiducia degli investitori: a fine anno, il titolo è infatti tornato sui massimi raggiunti in primavera. In momenti delicati come questi, c’è una figura che spesso rimane fuori dai riflettori, ma che svolge un ruolo decisivo nel tenere insieme i fili del dialogo tra tutti gli interlocutori: il general counsel. Una professione che, soprattutto nel settore bancario e finanziario, ha vissuto una profonda evoluzione, allontanandosi dall’immagine tradizionale del semplice “custode delle regole” per assumere un ruolo strategico e trasversale. In Banca Generali questa responsabilità è affidata a Carmelo Reale, che dal 2020 ricopre contemporaneamente le cariche di general counsel, segretario del consiglio di amministrazione e capo del Group Sustainability. Reale, siciliano, laureato in Giurisprudenza alla Luiss Guido Carli nel 1999, ha costruito una carriera ricca di esperienze internazionali tra grandi studi e gruppi assicurativi, lavorando a Milano, Londra, Parigi e negli Stati Uniti, prima di entrare nel Gruppo Generali nel 2013 come head of group strategic legal affairs e poi come group general counsel di Europ Assistance. Il suo percorso professionale evidenzia una trasformazione profonda della figura del GC, che lui stesso descrive come un ruolo ormai ben diverso rispetto al passato: non più una funzione statica, chiamata a tradurre in forma contrattuale le esigenze del business, ma un attore centrale nella vita dell’istituto, un facilitatore del dialogo capace di far convergere le diverse progettualità. Nel settore bancario, sempre più regolamentato, il general counsel è garante di un rapporto chiaro e costruttivo con i regulator e di un livello di credibilità che si riflette direttamente sugli organi sociali e sul mercato. La trasparenza non è solo un obbligo, spiega Reale, ma un’opportunità strategica. È proprio la conoscenza profonda dell’operatività che permette al GC di individuare per tempo margini di innovazione e semplificazione, accelerando i processi e facilitando un go-to-market più immediato. Queste competenze si sono rivelate cruciali in diverse circostanze. L’Opa su Intermonte, conclusa a gennaio 2025, ne è stata un esempio emblematico: un’operazione complessa che si inseriva in un risiko bancario italiano particolarmente vivace. Ma lo stesso vale per il lancio del progetto di International Advisory e per lo sviluppo dell’iniziativa di Insurebanking in collaborazione con Alleanza. Situazioni differenti, accomunate però dalla necessità di una regia legale capace di semplificare strutture articolate, attingere a esperienze internazionali e mantenere un dialogo costante con i regolatori, vero elemento determinante nel successo delle operazioni. In un contesto in cui le operazioni di m&a bancario catalizzano l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica, la qualità della comunicazione istituzionale diventa un fattore critico. Reale evidenzia come il GC si trovi spesso a ricoprire non solo il ruolo del “portiere” che difende la società, ma anche quello dell’“arbitro” che ne scandisce i tempi, definisce il perimetro delle azioni e contribuisce a costruire il gioco. Nelle operazioni straordinarie dell’ultimo anno, Banca Generali ha fatto leva su una comunicazione chiara e articolata con il mercato, con la clientela e con i regulator. I clienti e i banker, come confermato dai flussi commerciali, hanno dimostrato un livello di fidelizzazione molto elevato, mentre i regolatori hanno coinvolto più volte la banca in tavoli di confronto tecnici su temi di settore. Il lavoro del general counsel, tuttavia, non si limita al perimetro aziendale. Il supporto legale garantito alla rete dei consulenti finanziari — il cuore operativo della banca — è pensato per rafforzare ogni giorno la relazione con i clienti, fornendo strumenti che agevolino un dialogo trasparente e responsabile. La fiducia, ricorda Reale, è un capitale intangibile, ma decisivo: è ciò che rende Banca Generali un’istituzione riconosciuta per solidità e affidabilità. A questo si aggiunge l’impegno nella governance: un GC moderno contribuisce alla definizione di processi decisionali più agili, rivedendo e adattando strutture e procedure per mantenere l’istituto reattivo rispetto a un contesto finanziario in costante evoluzione. Accanto alla dimensione professionale, Reale porta con sé un forte radicamento ai valori personali. Non ha mai dimenticato la sua Sicilia e negli anni ha sostenuto diversi progetti sociali a favore di rifugiati e migranti. Una sensibilità che alimenta la sua visione integrata di performance e valori, e che si riflette anche nelle iniziative di sostenibilità portate avanti da Banca Generali. Trovare l’equilibrio tra regole e strategia, tra compliance e innovazione, è la vera essenza del suo ruolo. «Serve competenza tecnica, visione internazionale e, soprattutto, capacità di ascoltare e orchestrare», sottolinea. Nel nuovo paradigma della governance contemporanea, il general counsel non è più una figura nascosta dietro le quinte: è il regista silenzioso che tiene insieme la trama, dando armonia e direzione alle scelte dell’istituto.

  • WELTIX insieme a UniCredit e BlockInvest nella prima emissione di minibond tokenizzato su infrastruttura blockchain

    Milano, 11 dicembre 2025 – Weltix, piattaforma fintech regolamentata per la digitalizzazione dei private asset annuncia l’emissione del primo minibond italiano tokenizzato su blockchain pubblica, milestone importante per la digitalizzazione dei capital market. L’operazione – strutturata e guidata da UniCredit , primo arranger italiano nel mercato dei minibond con oltre 250 emissioni all’attivo – ha riguardato un minibond da 5 milioni di euro  emesso da E4 Computer Engineering , società leader in Europa nelle soluzioni di calcolo ad alte prestazioni e tecnologie AI. Il titolo è stato sottoscritto in quote paritarie da UniCredit e Cassa Depositi e Prestiti , con garanzia SACE al 50% . Weltix , in qualità di Responsabile del Registro autorizzato Consob ai sensi del Decreto Fintech , ha garantito la conformità normativa dell’operazione, la registrazione su blockchain degli strumenti finanziari digitali e la notarizzazione di tutte le operazioni e della documentazione. L’emissione nativamente tokenizzata dello strumento finanziario è stata effettuata sul registro digitale gestito da Weltix su blockchain Polygon PoS, grazie all’infrastruttura tecnologica fornita da BlockInvest , società specializzata nello sviluppo di tecnologie blockchain al servizio degli operatori finanziari. UniCredit  ha coordinato l’intero processo di strutturazione e sottoscrizione dell’emissione, introducendo per prima nel mercato italiano una soluzione di debito PMI completamente digitale. Grazie al setup implementato per questa operazione sarà possibile: ●      Creare strumenti finanziari nativi digitali (token), con pieno valore legale; ●      digitalizzare end-to-end l’emissione e la gestione del minibond e altri strumenti di debito; ●      ridurre tempi operativi, costi amministrativi e complessità post-emissione; ●      garantire tracciabilità, trasparenza e immutabilità  delle transazioni; ●      abilitare trasferimenti più rapidi, sicuri e verificabili; ●      creare le fondamenta per un mercato secondario più efficiente. Antonio Chiarello, Founder & CEO di Weltix , ha commentato: “ Annunciamo oggi un’operazione storica per il mercato italiano: grazie anche alla collaborazione con UniCredit e BlockInvest, dimostriamo che la tokenizzazione non è un esercizio teorico, ma uno strumento concreto per rendere più efficiente l’accesso al capitale da parte delle PMI. Siamo orgogliosi che il primo minibond tokenizzato su blockchain pubblica in Italia sia stato registrato sull’infrastruttura autorizzata e gestita da Weltix: un passo decisivo verso private market più moderni, sicuri e competitivi. La cooperazione tra UniCredit, Weltix e BlockInvest dimostra come l’industria finanziaria si stia muovendo anche in Italia verso modelli più aperti, trasparenti e tecnologicamente avanzati. ” Smart Contract Minibond Tokenizzato: https://www.oklink.com/polygon/token/0x00e0c3d20d7f691126f33a555eefc809b27ed219?tab=holders   Weltix Weltix è la prima infrastruttura integrata per la gestione digitale dei private asset in Italia grazie alle tre autorizzazioni, Consob, Banca d’Italia e MIMIT. La sua piattaforma regolamentata offre servizi di collocamento, servizi fiduciari nativamente digitali  e Registro DLT autorizzato Consob , permettendo a banche, intermediari ed investitori di gestire strumenti finanziari non quotati in modo digitale, conforme e scalabile lungo tre linee di business: 1. Emissione digitale e Registro DLT 2. Collocamento regolamentato (Reg. UE 2020/1503) 3. Custodia fiduciaria e fiscalità integrata Con un approccio plug & play, Weltix abilita banche, intermediari, fondi ed emittenti ad adottare in modo immediato la tecnologia per la gestione dei private asset.

  • Great Place to Work: la classifica delle migliori 10 aziende in cui lavorare nel Sud Italia

    Nel Mezzogiorno operano realtà capaci di competere con le migliori aziende italiane. A certificarlo è l’edizione 2025 del ranking Best Workplaces in South Italy , elaborato da Great Place to Work Italia sulla base delle opinioni di oltre 7.000 collaboratori distribuiti in sette regioni del Sud – Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia e Sicilia. Il risultato è l’immagine di un’area dinamica, in cui l’eccellenza organizzativa rappresenta un modello concreto e non un’eccezione. Fiducia, partecipazione e leadership digitale: il tratto distintivo del Sud Le imprese premiate si caratterizzano per un altissimo livello di fiducia interna: l’ 89%  dei collaboratori valuta positivamente la propria organizzazione, un dato che supera di 44 punti percentuali  la media rilevata dallo European Workforce Study per il Sud Italia. Ancora più evidente il divario nella soddisfazione complessiva , che nei best workplaces raggiunge il 92% , contro il 44% della media. Il tasso di risposta ai questionari, pari al 95% , conferma un coinvolgimento straordinario. Dal punto di vista geografico, tra le dieci aziende in classifica la Puglia guida con il 40% delle sedi centrali , seguita da Abruzzo (30%), quindi Molise, Calabria e Sicilia (10% ciascuna). A livello settoriale prevale l’ IT , che rappresenta il 60% delle organizzazioni eccellenti, davanti a ospitalità (20%) e ai servizi sanitari, finanziari e assicurativi (10%). Crescita economica e fuga dei talenti: il ruolo cruciale del people management Il ranking si inserisce in un quadro macroeconomico positivo. Il Rapporto Svimez 2025  registra infatti una crescita del Sud superiore al resto del Paese: tra il 2021 e il 2024 gli occupati sono aumentati dell’ 8%  e il Pil dell’ 8,5% , un ritmo quasi tre punti più alto rispetto al Centro-Nord. Secondo Great Place to Work, a mettere a rischio questo slancio è però la competizione più insidiosa per il Mezzogiorno: la fuga dei talenti . Per questo le quattro dimensioni analizzate – imparzialità, accoglienza, integrità e coinvolgimento  – assumono un valore strategico. Le aziende premiate mostrano performance nettamente superiori alla media territoriale, delineando ambienti più equi, inclusivi e partecipativi. “ Meritocrazia ed equità retributiva non sono principi astratti , ma leve strategiche che generano fiducia, impegno e risultati misurabili”, afferma Beniamino Bedusa , presidente e partner di Great Place to Work Italia. “Nel Mezzogiorno, dove la scarsa vivacità del mercato del lavoro è spesso usata come alibi per rinviare investimenti sul benessere delle persone, queste imprese dimostrano il contrario: qui la qualità dell’esperienza dei collaboratori è un vero fattore competitivo”. IT e ospitalità come motori della rinascita meridionale In testa alla classifica 2025 si posiziona Halley SUD , specializzata in soluzioni informatiche per la Pubblica Amministrazione, con sedi a Catania, Sommatino, Reggio Calabria e tre rivenditori strategici in Sicilia. Al secondo posto GalileoLife , rete di farmacisti indipendenti con sede centrale a Maglie (Lecce). Terza Apuliasoft , azienda IT di Bari focalizzata su soluzioni software su misura e advisory tecnologica. Completano la top 10: Novidis  (IT, Abruzzo) ACSoftware  (IT, Calabria) Studioware  (IT, Abruzzo) Prestiter.it  (servizi finanziari, Molise) Algomera  (IT, Puglia) Egnazia Ospitalità Italiana  (ospitalità, Puglia) Bluserena  (ospitalità, Abruzzo) In un Sud che cresce più del resto del Paese ma continua a perdere risorse qualificate, i Best Workplaces in South Italy 2025  dimostrano che attrarre e trattenere talenti è possibile. La nuova competitività del Mezzogiorno passa da qui: dalla qualità del lavoro, dal clima di fiducia e dalla capacità delle imprese di trasformarsi in luoghi dove scegliere di costruire il proprio futuro professionale.

  • Pirola Pennuto Zei & Associati, Studio Legale Delfino e Associati Willkie Farr & Gallagher LLP nell'acquisizione di ARA da parte di Groupama Assicurazioni

    Milano, 5 dicembre 2025  – Groupama Assicurazioni S.p.A., primaria compagnia assicurativa operante nel mercato italiano, ha acquisito il 90% della Assicurazioni Rischi Agricoli VMG 1857 S.p.A., compagnia assicurativa leader nel settore delle coperture dei rischi agricoli derivanti dalle avversità atmosferiche in amministrazione straordinaria. L’acquisizione permette a Groupama Assicurazioni di divenire unico socio della stessa, essendo essa già proprietaria del 10% del suo capitale sociale.   Pirola Pennuto Zei & Associati  ha assistito Groupama Assicurazioni con un team multidisciplinare guidato dal partner Gabriele Arcuri, coadiuvato, per gli aspetti legali, contrattuali, regolatori, antitrust e inerenti alla disciplina Golden Power, dal senior associate Annachiara Landolfi che ha supportato la Direzione General Counsel di Groupama Assicurazioni guidata dall’Avv. Luciana Baratta e, per gli aspetti fiscali e industriali, dal partner Fabio Carusi coadiuvato dal senior associate Simone Pennicchi.   Pirola Pennuto Zei & Associati ha inoltre svolto le attività di due diligence legale, fiscale e industriale con un team guidato, per i profili legali e giuslavoristici, dalla senior associate Annachiara Landolfi e composto dal counsel Antonio Modola, dai senior associate Mariano Davoli e Stefano Sestili, dall’associate Giorgia Bevilacqua e, per i profili fiscali e industriali, dal partner Federico Carducci, coadiuvato dal senior associate Lorenzo Faustini e da Paolo Polloni, executive director di Fidiger Spa.    Assicurazioni Rischi Agricoli VMG 1857 S.p.A. in amministrazione straordinaria e il socio della stessa rappresentati dal Commissario Straordinario nominato da IVASS Dott. Massimo Michaud sono stati assistiti dall’Avv. Antonio Scognamillo e dallo  Studio Legale Delfino e Associati Willkie Farr & Gallagher LLP  con un team guidato dall’Avv. Maurizio Delfino con gli avvocati Luca Taverna (Counsel) e Valeria Greco (Associate).   I profili notarili dell’operazione sono stati seguiti dallo studio del Notaio Marianna Garofalo Varcaccio.

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