La struttura dei Club Deal, origini e prospettive
- Redazione
- 4 dic 2025
- Tempo di lettura: 2 min
Intervista a chi i club deal li struttura, con esperienza internazionale: l’Avv. Vincenzo Oliverio
Global Head M&A & Capital Markets – Oliverio & Partners
D: Avvocato Oliverio, che cos’è un club deal e da dove nasce?
Oliverio: Il club deal nasce nel private equity anglosassone: un gruppo ristretto di imprenditori, family office e investitori privati si unisce per finanziare una singola operazione – di solito l’ingresso nel capitale di un’azienda non quotata o di un progetto immobiliare – tramite una società veicolo dedicata. È un modello di investimento “su misura”, molto più vicino all’imprenditoria che alla finanza anonima.
D: Come si struttura tecnicamente un club deal in Italia?
Oliverio: Normalmente c’è un promotore che individua l’operazione, coordina la due diligence e propone il deal agli investitori. Si costituisce una SPV (S.r.l. o S.p.A.) che raccoglie i capitali e acquisisce la partecipazione nella società target. La governance viene regolata da patti parasociali, con diritti di veto, quorum rafforzati e regole chiare di ingresso e uscita per tutti i partecipanti.
D: Qual è la differenza principale tra club deal e fondo di investimento?
Oliverio: Il fondo raccoglie capitali prima e investe dopo, con un mandato ampio: gli investitori delegano le scelte al gestore e non decidono deal per deal. Nel club deal, invece, gli investitori valutano e scelgono ogni singola operazione, partecipano alla governance e spesso portano anche competenze industriali. Il fondo offre diversificazione e standardizzazione; il club deal offre controllo, allineamento di interessi e maggiore personalizzazione.
D: Perché il club deal è destinato a crescere e perché è così flessibile?
Oliverio: Perché è perfettamente coerente con il tessuto di PMI e aziende familiari italiane. È flessibile su tutto: taglio dell’investimento, durata, strumenti finanziari e governance. Si adatta alle esigenze della target e del gruppo di investitori, senza la rigidità dei regolamenti di un fondo. In un contesto come il nostro, il club deal consente di portare capitale e competenze senza snaturare l’identità dell’azienda. È uno strumento destinato a pesare sempre di più nel private capital italiano.





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